L'australiano Quade Cooper calcia tra i pali (fonte foto: daylife.com)

Si è disputata stamani la finale valida per il terzo e quarto posto nel Mondiale di Rugby 2011. La partita fra Galles e Australia prometteva spettacolo e mete, così non è stato, almeno non come tutti speravano. Doveva essere un match senza paura di giocare, con meno tattica e più libertà di movimento, con più spettacolo e meno paure, ma così non è stato.

Prima frazione deludente – La partita comincia come sono iniziate tutte le altre sfide del Mondiale, con le due squadre che si studiano e che cercano di conquistare campo pian piano. Dopo dieci minuti la prima meta. L’Australia prende campo, inizia a dominare nei contatti in mezzo al campo e dimostra di avere più verve offensiva, riuscendo a sfondare con Barnes e passando in vantaggio di 7 punti grazie alla trasformazione di O’Connor. Nel Galles si rivedono tutte le paure della semifinale, ma la reazione arriva. A pochi metri dalla linea di marcatura i dragoni vengono fermati, riuscendo però a segnare i primi tre punti con il piazzato di Hook. Nel restante primo tempo accade poco o niente, la partita si incattivisce e diventa tattica, con le due formazioni che cercano di non perdere campo e di non lasciare punizioni evitabili all’avversario.  L’errore sulla punizione da centrocampo di Halfpenny, riporta i ragazzi di Gatland al pensiero della  semifinale, quando hanno perso contro la Francia proprio per i calci piazzati sbagliati.

I dragoni volano in meta – Il secondo tempo è tutta altra storia. I Wallabies partono male, ma i dragoni non ne sanno approfittare. Hook sbaglia un piazzato facilissimo, dimostrando di non aver assorbito la sconfitta in semifinale. Shane Williams riapre le speranze gallesi. In un’azione spettacolare i dragoni volano in meta con l’ala 33enne che schiaccia la sua 57esima marcatura in nazionale. Il merito è tutto di Mike Phillips che, con un calcetto beffardo e geniale, trova il buco nel quale Hook si infila, prima di passare la palla all’ultimo uomo gallese. Sarebbe tutto da annullare per l’ultimo passaggio del n. 10 effettuato in avanti verso Williams, costretto a controllare di piede per lanciarsi al di là della linea di meta. L’arbitro non se ne accorge e la partita va sul 8-7, con il Galles per la prima volta in vantaggio.

Wallabies padroni del campo – Paradossalmente la marcatura giova all’Australia, che riprende a fare gioco e punisce gli avversari ogni volta che sale in attacco, prima con due punizioni di O’Connor, poi con il fantastico drop di Berrick Barnes al 67’, che porta i suoi a 7 punti di vantaggio. La meta di McCalman al 75’ chiude il match, consegnando la vittoria finale ai canguri di Deans, che vinceranno per 21-18. C’è ancora spazio per l’ultima marcatura, ad opera di un Galles che non ci sta e che dimostra tutto il suo carattere combattivo. La segna Leigh Halfpenny oltre l’80esimo minuto, mettendo il sigillo ad una prestazione mondiale da incorniciare per un giocatore ancora giovanissimo, ma già maturo e indispensabile per la sua nazionale.

Australia: gran lavoro di Deans – La medaglia di bronzo va all’Australia, che si vendica della partita persa 24 anni fa, quando i dragoni batterono i canguri per 22-21 nel primo mondiale della storia e proprio nella finale per il terzo posto. Un’Australia che ha comandato la partita fin dalle fasi iniziali e che se ne torna a casa con un solo rammarico. La squadra vista oggi meritava la finale di domenica. Se non avessero perso contro l’Irlanda di O’Driscoll probabilmente l’avrebbero potuta raggiungere, andando ad affrontare gli All Blacks nell’incontro valido per il titolo mondiale. Rimane il grande lavoro di Robbie Deans, che in un solo anno ha riportato una nazionale in difficoltà nella potenza che era in passato, inserendo in squadra Quade Cooper e sapendo rinunciare ad un calciatore come Giteau, non senza polemiche per la verità.

Galles: tanta speranza nel futuro – I gallesi, invece, tornano in patria con un futuro raggiante e qualche “se” di troppo. Se il capitano Warburton fosse stato meno impulsivo probabilmente avrebbero battuto la Francia andando a lottare contro la Nuova Zelanda in finale, riscrivendo la storia del loro rugby. Stessa cosa se Halfpenny o Hook avessero segnato i calci in semifinale. Se, infine, Hook avesse trasformato i piazzati di oggi avrebbero la medaglia al collo. Ma con le ipotesi non si va da nessuna parte, il risultato finale è questo e va accettato. La squadra però è giovane, Gatland è un grande condottiero e le basi per far bene nei prossimi anni ci sono tutte. Il movimento dei dragoni sembra quello che, in tutta Europa, ha i migliori margini di miglioramento. Ci sarà tempo per dimostrare il proprio valore, ma l’occasione sprecata rimane. Staremo a vedere se ce ne saranno altre di così importanti.

Marcature: 11’ Berrick Barnes (m.) – James O’Connor (tr.), 19’ James Hook (cp) 48’ Shane Williams (m), 53’ James O’Connor (cp), 57’ James O’Connor (cp), 67’ Berrick Barnes (drop), 70’ Stephen Jones (cp), 75’ Ben McCalman (m.), 82’ Leigh Halfpenny (m) – Stephen Jones (tr.).

*Articolo scritto da Paolo Tani

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